BUONE PRATICHE MULTIDISCIPLINARI NEL PROCESSO TRASFUSIONALE

BUONE PRATICHE MULTIDISCIPLINARI NEL PROCESSO TRASFUSIONALE

PREMESSA

NECESSITÀ DI SOTTOLINEARE L’IMPORTANZA DELLE BUONE PRATICHE PER LA SICUREZZA DEL PROCESSO TRASFUSIONALE

L’evoluzione normativa, scientifica e tecnologica che la disciplina di Medicina Trasfusionale ha vissuto negli ultimi anni ha cambiato in modo profondo l’approccio alla donazione e trasfusione di sangue, non solo da parte dei professionisti del settore, ma anche di quelli di altri ambiti specialistici interessati all’utilizzo del sangue e dei suoi prodotti. L’attenzione alla “risorsa sangue” (testimoniata fra l’altro dall’approccio alla sicurezza del paziente insito nel Patient Blood Management), ha provocato la necessità che le prassi trasfusionali più adeguate e sicure vengano diffusamente conosciute e applicate, non soltanto nei casi in cui discendano da precise disposizioni normative, di per sé cogenti, ma anche quando contengano elementi di maggior qualità e sicurezza conseguenti alle più moderne tecnologie disponibili.

L’evoluzione normativa, scientifica e tecnologica che la disciplina di Medicina Trasfusionale ha vissuto negli ultimi anni ha cambiato in modo profondo l’approccio alla donazione e trasfusione di sangue, non solo da parte dei professionisti del settore, ma anche di quelli di altri ambiti specialistici interessati all’utilizzo del sangue e dei suoi prodotti. L’attenzione alla “risorsa sangue” (testimoniata fra l’altro dall’approccio alla sicurezza del paziente insito nel Patient Blood Management), ha provocato la necessità che le prassi trasfusionali più adeguate e sicure vengano diffusamente conosciute e applicate, non soltanto nei casi in cui discendano da precise disposizioni normative, di per sé cogenti, ma anche quando contengano elementi di maggior qualità e sicurezza conseguenti alle più moderne tecnologie disponibili.

Ritenendo che il “Processo trasfusionale” possa essere considerato meritevole di attenzione per le insidie che tutt’ora nasconde e l’elevata rischiosità di errore umano, nonostante le norme e le raccomandazioni emesse per definire lo standard di sicurezza, gli specialisti di varie discipline e Società Scientifiche interessate al miglioramento della qualità ed alla sicurezza della trasfusione si sono confrontati con esponenti di spicco del mondo del volontariato del sangue, per fornire spunti, riflessioni ed indicazioni su ambiti non ancora completamente esplorati delle attività trasfusionali, con un’attenzione particolare all’approccio basato sui sistemi di gestione del rischio, anch’essi sempre più indispensabili alle attività trasfusionali.

Senza la pretesa di voler addentrarsi negli iter complessi di produzione, di raccomandazioni e di linee guida, il cui il percorso appare definito e codificato a partire dalle disposizioni della Legge 24/2017, il gruppo ha lavorato sulla base delle indicazioni dell’Osservatorio Nazionale delle Buone Pratiche sulla sicurezza nella Sanità di AGENAS (Decreto 29 settembre 2017 – GU Serie Generale n. 248 del 23-10-2017). Il presente Documento così redatto ha visto il contributo di vari professionisti che hanno delineato le tematiche specifiche relative al processo emotrasfusionale, considerando anche gli aspetti della gestione del rischio clinico e della qualità delle cure e dei processi, con riferimento anche ad ambiti relativi alla ergonomia cognitiva ed alla recente Legge Gelli-Bianco (Legge 24.2017, Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie) in cui vengono tracciate le linee di indirizzo organizzativo e operativo della sicurezza delle cure in ambito sanitario. Pertanto, nell’ottica di fornire agli operatori un quadro dei maggiori riferimenti alla sicurezza, di seguito è stato riportato un elenco sintetico ma esaustivo di Buone Pratiche clinico-assistenziali ed organizzative. Il Documento si pone nella logica proposta dall’AGENAS:“Occorre precisare che oltre alle buone pratiche clinico assistenziali, vi sono le buone pratiche per la sicurezza dei pazienti, definite nel glossario dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità ‘una pratica per la sicurezza dei pazienti’ – basata su e realizzata in conformità ai principi della scienza della sicurezza, dell’EBP (Evidence Based Practice), dell’ergonomia o del MCQ (Miglioramento Continuo della Qualità) – la cui efficacia nel migliorare la sicurezza e/o nel ridurre i rischi e i danni al paziente derivanti dall’assistenza sanitaria, sia dimostrata in più di una struttura, previo adattamento al contesto e alla situazione locale. Deve essere sostenibile (i costi di implementazione devono essere dichiarati) e rappresentata in accordo ai principi su cui si basa. Deve rispettare ed essere rispondente alle preferenze, ai bisogni e ai valori della persona”.